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06 Lug 2020

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IL DECRETO CURA ITALIA BOCCIATO DALLA UGL SANITA’. GIULIANO: ”NEL NOSTRO COMPARTO MISURE TAMPONE E NESSUNA GARANZIA DI STABILIZZAZIONE PER I LAVORATORI.
Comunicati stampa

IL DECRETO CURA ITALIA BOCCIATO DALLA UGL SANITA’. GIULIANO: ”NEL NOSTRO COMPARTO MISURE TAMPONE E NESSUNA GARANZIA DI STABILIZZAZIONE PER I LAVORATORI. 

ROMA. Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Cura Italia 2020 la UGL Sanità ha analizzato il piano di supporto previsto per il Sistema sanitario Nazionale. “La situazione emergenziale dovuta al diffondersi del virus Covid-19 – sottolinea il segretario nazionale della Ugl Sanità Gianluca Giuliano – richiedeva importanti interventi per fronteggiare l’emergenza che però avrebbero dovuto porre le basi anche per una ripartenza e una stabilizzazione nel futuro di un sistema da tempo al collasso. Invece nel Decreto troviamo solo il ricorso all’incentivo degli straordinari per quegli operatori impegnati strenuamente in prima linea e nessuna menzione a riguardo di garanzie di stabilizzazione per i lavoratori come da noi sempre richiesto. Insomma una chiamata momentanea al fronte, dove la battaglia che si sta combattendo è estrema come dimostrato dall’aumento costante del numero dei contagiati tra gli operatori della sanità e purtroppo anche dalle prime vittime. Non c’è alcuna certezza che, quando il virus sarà debellato e l’Italia dovrà procedere a una difficile ripartenza, queste persone potranno continuare con il loro cammino nel mondo del lavoro al servizio dei cittadini. Sono presenti anche investimenti per l’Inail e il Ministero della Sanità. Sono condivisibili, ma avremmo preferito che maggiori risorse fossero direttamente sul personale coinvolto direttamente nella guerra al virus. Leggiamo anche di investimenti per personale medico dell’esercito, anche questi a tempo determinato. Sono sforzi economici plausibili ma che fanno nascere un interrogativo: che cosa ci aspetterà? Notiamo – conclude Giuliano – ampi poteri assegnati al Commissario di Gestione dell’Emergenza con la possibilità di utilizzo a ampio raggio delle strutture private in termini di personale e aumento di posti letto nei reparti di terapia intensiva. Ci chiediamo come mai un ruolo così specifico e delicato non sia stato assegnato a uno specialista del settore sanitario o comunque a una persona esperta nella gestione delle emergenze. Serviva maggiore coraggio con scelte proiettate al futuro per superare l’emergenza e porre le basi per un vero rilancio della sanità”.

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